È stata dura, anzi no: è stato più semplice di quanto pensassimo. Abbiamo risposto bene. Però avremmo dovuto fare più attenzione in quella particolare circostanza, avremmo potuto evitare quella gaffe! Chissà se il selezionatore è contento di noi… Chissà se ci richiamerà…
Sensazioni ed emozioni contrastanti si susseguono al termine del colloquio. Molto dipende dal carattere del candidato, dal livello dell’azienda, dalla figura ricercata, dal clima che il selezionatore è stato capace di instaurare. In ogni caso, dobbiamo scrollarci di dosso in fretta lo smarrimento che potrebbe coglierci una volta fuori dalla porta e riacquistare al più presto la lucidità, perché il nostro compito non è finito.
“Le faremo sapere”, è la formula di congedo più usata dai selezionatori al momento di salutare il candidato. Semplice formalismo? Oppure c’è davvero una porta aperta e abbiamo concretamente qualche possibilità di essere i prescelti? Dall’andamento del colloquio dovremmo già averlo capito, o comunque dovremmo esserci fatti un’idea.
Nel primo caso, voltiamo pagina, senza fare drammi. Un colloquio fallito non è la fine del mondo, anche perché non è detto che abbiamo per forza sbagliato qualcosa: più semplicemente, può darsi che la nostra figura non fosse totalmente compatibile con la posizione aperta. In tal caso, consoliamoci con il fatto che l’acume del selezionatore ha consentito anche a noi, oltre che alla sua azienda, di evitare l’esperienza di un rapporto che alla lunga non avrebbe funzionato. Se, viceversa, il posto sembrava fatto per noi ma ce lo siamo giocati per una serie di errori durante il colloquio, pazienza: non disperiamoci perché avremo in futuro mille altre possibilità, cerchiamo piuttosto di esaminare attentamente la nostra prova e di fare tesoro degli errori commessi per non ripeterli successivamente. Sotto questo aspetto, un colloquio è pur sempre un’esperienza formativa importante.
Nel secondo caso – quello in cui il selezionatore ci ha lasciato una porta aperta e quindi non ci sentiamo esclusi dalla scelta finale – incominciamo a preparare il terreno per una possibile seconda chiamata. Una mossa intelligente, oltre che educata, è quella di scrivere una e-mail al selezionatore, il giorno successivo, ringraziando formalmente per l’opportunità concessa con il colloquio. È un modo per lasciare un’ulteriore traccia di sé e ricordare ancora una volta la propria “esistenza” nel mare dei candidati. Inoltre, annotiamo attentamente ogni impressione, perché qualsiasi appunto potrebbe fornirci munizioni preziose nel caso di un secondo e più approfondito colloquio. Infine, non facciamoci trovare impreparati o distratti nel caso, appunto, di una seconda convocazione: se il selezionatore ci aveva contattati personalmente sul nostro cellulare, registriamone il nome, in modo da sapere subito che è lui che eventualmente ci sta richiamando e rispondere prontamente, dando così l’impressione chiara di essere attenti e interessati al lavoro.










