Al colloquio, il linguaggio del corpo 3

Terza ed ultima puntata sul linguaggio del corpo. Ogni nostro muscolo, ogni espressione apparentemente insignificante può raccontare al nostro interlocutore assai più di quanto noi stessi possiamo esprimere consapevolmente con un discorso articolato.

Terza ed ultima puntata sul linguaggio del corpo. Ogni nostro muscolo, ogni espressione apparentemente insignificante può raccontare al nostro interlocutore assai più di quanto noi stessi possiamo esprimere consapevolmente con un discorso articolato. Abbiamo visto, nelle ultime due settimane, quanto e come possono comunicare i nostri occhi, il naso, la bocca, le mani. Proseguiamo in questa piccola guida…

I piedi
Secondo gli esperti i piedi sono la parte del nostro corpo che più rivela i movimenti che vorremmo compiere ma che reprimiamo e neghiamo a livello cosciente. Se per esempio ci troviamo in mezzo a più persone e siamo attratti in particolare da una di queste, i nostri piedi, anche se noi non ci facciamo caso, sono orientati nella sua direzione. O se ci troviamo a disagio nel parlare con qualcuno e vorremmo essere da un’altra parta, i nostri piedi hanno già “individuato” la via di fuga e, solitamente, sono orientati nella direzione della porta.

La gestualità
Attenzione a come ci muoviamo mentre parliamo con il selezionatore al colloquio. Gesticolare, infatti, significa gestire il proprio spazio e quello dell’interlocutore: il modo in cui lo facciamo può svelare una buona parte della nostra personalità e del nostro stato d’animo in un determinato momento, denotando calma, serenità, padronanza di sé o, al contrario, insicurezza, disagio e sofferenza.
Alcuni esempi: gesti calmi e solenni indicano forza e sicurezza, movimenti affrettati inquietudine e ambizione, gesti piccoli e lenti timidezza. E ancora: accarezzarsi i capelli indica forte interesse o addirittura, inconsciamente, desiderio sessuale; toccarsi la cravatta, o la collana per la donna, tradisce carenze affettive; tamburellare con le dita indica nervosismo; grattarsi dietro l’orecchio o passare un dito sotto il colletto della camicia per allargarlo suggerisce insofferenza e desiderio di evadere.
Controllare tutti questi movimenti non è certo facile, soprattutto in una situazione di forte tensione emotiva come può essere un colloquio di lavoro. C’è una cosa, però, che non andrebbe mai fatta: coprirsi o nascondere la bocca con la mano, perché può essere interpretata, inconsciamente, come un tentativo di nascondere la verità.
Tra le cose da fare, invece, gli esperti suggeriscono di imitare (con la massima delicatezza e senza darlo a vedere, ovviamente!) i gesti e la postura del nostro selezionatore, perché ciò contribuisce ad instaurare un clima di maggiore disponibilità e rilassatezza nella conversazione.

La voce
È determinante per valorizzare i concetti che esprimiamo. Una cadenza monotona o una voce stridula e nasale creano fastidio all’interlocutore e possono distrarlo da ciò che stiamo dicendo. Allo stesso modo, un tono di voce troppo basso può indicare insicurezza, mentre se è troppo alto suggerisce presunzione e aggressività. Da evitare, possibilmente, effetti condizionati che possono tradire disagio e frustrazione, come sospirare, tossicchiare, schiarirsi la voce, usare ripetutamente lo stesso avverbio o le stesse perifrasi. Insomma, modulare bene la voce ed evitare i cosiddetti tic linguistici sono accorgimenti preziosi per essere il più espressivi comunicativi possibili di fronte a chi potrà decidere il nostro futuro professionale.

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Autore : Uplevel

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