Al colloquio, il linguaggio del corpo 1

“Anche i muri hanno orecchi”, era uno dei cliché più amati nelle conversazioni fra agenti segreti nella stagione cinematografica “romantica” dello spionaggio. Prendiamo in prestito questa frase sussurrata nelle vecchie pellicole dall’informatore di turno e adattiamola al nostro contesto: anche il corpo ha una voce.

“Anche i muri hanno orecchi”, era uno dei cliché più amati nelle conversazioni fra agenti segreti nella stagione cinematografica “romantica” dello spionaggio. Prendiamo in prestito questa frase sussurrata nelle vecchie pellicole dall’informatore di turno e adattiamola al nostro contesto: anche il corpo ha una voce. Anche il nostro corpo ha qualcosa da dire e lo dice sempre, senza che noi gli diamo il permesso. Ma, quel che è peggio, agli occhi attenti del selezionatore, durante il colloquio, il linguaggio del nostro corpo può raccontare assai più dei mille discorsi che ci siamo preparati per fare bella figura.
Incominciamo dunque a capire come parla, il nostro corpo. Non proponiamo qui, ovviamente, un corso on-line di cinesica o di prossemica, ma conoscere alcuni elementi basilari di queste scienze appassionanti può tornarci assai utile nei momenti che contano. La cinesica, infatti, studia le comunicazioni mimiche che supportano o determinano l’espressione linguistica, mentre la prossemica analizza l’uso che l’uomo fa dello spazio, delle distanze che interpone tra sé e gli altri, delle posture che assume con il corpo nella comunicazione interpersonale. Il corpo è uno strumento di comunicazione, che rivela agli altri molto di ciò che siamo e sentiamo. Grattarsi il naso, cambiare continuamente posizione, bagnarsi le labbra sono gesti che solo apparentemente indicano sensazioni di prurito, sete, malessere fisico; molto spesso, lo stimolo che è alla base di queste reazioni del corpo non è solo di carattere fisiologico, ma anche neurologico, come sentirsi a disagio, essere in imbarazzo, avere paura.
Facciamo un primo esempio…

Gli occhi
Si dice che gli occhi sono lo specchio dell’anima. Sarà anche un’affermazione buona per i messaggi sull’involucro dei cioccolatini ma, a pensarci bene, se non impariamo a controllare i nostri occhi, possono giocarci qualche brutto scherzo e renderci un po’ troppo trasparenti di fronte al selezionatore. Non a caso, nei colloqui di lavoro negli Usa, il ricorso a campi di indagine psicologica di questo tipo sta diventando sempre più diffuso.
Frequenti battiti delle ciglia, ad esempio, indicano paura e nervosismo; fuggire lo sguardo dell’interlocutore è segno di disagio; dare occhiate di sbieco segnala un atteggiamento di difesa. Viceversa, guardare dritto negli occhi la persona che ci parla, comunica sicurezza e competenza nella materia che è oggetto del colloquio. Anche il diametro delle pupille può raccontare la sua verità: se dilatate, indicano attenzione e comprensione; se ristrette, distrazione, incomprensione o disapprovazione.

VN:F [1.1.3_449]
Rating: 5.0/5 (1 voto)
Condividi:
  • Facebook
  • TwitThis
  • Google
  • LinkedIn
  • Technorati
  • Live
  • Wikio IT
  • Yahoo! Buzz

Tags: , , , , , , , , ,

Autore : Uplevel

Website del Autore | Articoli da Uplevel


Scrivi un Commento