Detta così, fa un po’ paura. Ma non temete, possiamo ricorrere all’originale inglese, per noi sicuramente meno crudo: head hunter. Vi piace di più? In ogni caso, il significato non cambia ed è, nonostante l’espressione poco felice, quasi sempre positivo per chi cerca lavoro o desidera cambiarlo.

Gli head hunter, o cacciatori di teste, sono infatti delle figure – più spesso delle società – che ricercano le migliori professionalità sul mercato per conto delle aziende. Vedono scorrere sotto i loro occhi quotidianamente centinaia di curricula, li confrontano con le esigenze manifestate dai clienti, incontrano i candidati potenzialmente più interessanti, li selezionano accuratamente e li propongono alle aziende che hanno commissionato loro la ricerca di personale. Solitamente, poi, assistono anche le parti nella fase negoziale, svolgendo un’opera di mediazione fra il candidato e l’azienda.


Si tratta di figure professionali molto importanti, almeno ai livelli più elevati, perché la loro funzione non è, banalmente, quella di cercare personale, bensì di assumere un vero e proprio ruolo strategico nella fase della ricerca. Ma come? Da un lato assimilando rapidamente, di volta in volta, il “linguaggio” dell’azienda cliente per comprendere a fondo la figura da ricercare. Dall’altro mettendo a frutto tutte le proprie conoscenze ed esperienze pregresse (quasi sempre gli head hunter provengono da posizioni di vertice in importanti organizzazioni aziendali) per “catturare” il candidato ideale.

Sappiate dunque che, se doveste sostenere un colloquio presso una società di questo genere, vi troverete di fronte persone molto preparate, le quali, che voi ve ne accorgiate oppure no, faranno una screening minuzioso delle vostre competenze e della vostra stessa personalità.

Di solito le aziende si rivolgono ai cacciatori di teste quando ricercano personale altamente qualificato, profili professionali di livello superiore, quadri o addirittura top manager. Ma non è sempre così. Spesso queste società specializzate sono incaricate di ricercare anche figure senza esperienza, ma potenzialmente valide. Se ci pensate bene, infatti, non è poi così difficile valutare l’esperienza di un top manager: in fondo basta guardare il suo curriculum e le sue buste paga precedenti per rendersi conto, almeno in una prima fase, della sua credibilità. Valutare le potenzialità di un neolaureato, invece, è ben più difficile e bisogna essere particolarmente preparati. Per questo, sempre più spesso, le aziende si rivolgono ai cacciatori di teste per selezionare i giovani migliori. Ciò significa che molto probabilmente capiterà anche a voi di rispondere a un annuncio pubblicato da una società di head hunter e magari di essere invitati per un colloquio. In tal caso, prima di presentarvi, raccogliete sempre informazioni sulla società che vi ha convocato e cercate di sapere, nei limiti del possibile, quali aziende in passato si sono rivolte ad essa. Questo vi consentirà di affrontare il colloquio con una maggiore preparazione, conoscendo fin da subito il livello dei selezionatori che vi accoglieranno. In più, vi aiuterà a smascherare il fumo che talvolta… dissimula la mancanza dell’arrosto. In Italia, infatti, il mercato degli head hunter è regolamentato da una rigida normativa. Gli operatori sono definiti come “soggetti che svolgono attività di consulenza per le direzioni aziendali, al fine di risolvere una specifica esigenza dell’organizzazione del committente, attraverso l’individuazione di candidature idonee a ricoprire una o più posizioni lavorative in seno all’organizzazione medesima". Una regolamentazione che, tuttavia, racchiude nel suo complesso tutti gli operatori del settore della ricerca e selezione del personale. In realtà, gli head hunter veri e propri sono una minima parte, una trentina in tutta Italia. Ma questi trenta, o poco più, sanno davvero il fatto loro.