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Uno degli errori più gravi, per il candidato ad un posto in azienda, è considerare il colloquio come un quiz o un gioco a premi, nel quale bisogna essere pronti a rispondere alle domande del selezionatore e attendere il verdetto finale.

Abbiamo detto nelle scorse settimane, a proposito delle cose da non fare, che bisogna assolutamente evitare di prendere la parola per primi e che è buona norma parlare solo se si è interrogati. D’accordo, ma queste altro non sono che regole di buona educazione; la quale non dovrebbe mai andare disgiunta dal buon senso. Una volta che il selezionatore ha terminato di porci domande dirette e quando il colloquio assume l’andamento della conversazione, è opportuno tirare fuori la voce e manifestare un minimo di iniziativa. Accade spesso, per esempio, che al termine del colloquio il selezionatore vi chieda se avete qualche domanda.Rispondere “no, grazie”, “è tutto chiaro” o “ha già risposto a tutti i miei dubbi” è il modo migliore per azzerare in un colpo solo tutti i vostri titoli di studio, le vostre esperienze e l’eventuale buona impressione che avete fatto nei dieci minuti precedenti. Con una simile risposta o, peggio ancora, con una scena muta, dareste l’impressione di essere poco reattivi, poco curiosi e, in sostanza, poco interessati alla posizione che vi viene proposta.

Ponendo domande (possibilmente intelligenti!), farete capire al selezionatore che state raccogliendo tutte le informazioni utili per decidere nel caso l’azienda volesse farvi una proposta di lavoro e che non siete lì per fargli perdere tempo né per perderne voi stessi. Inoltre, darete un segno di vivacità intellettuale, potrete dimostrare quanto a fondo conoscete il settore e – perché no? – dimostrerete di essere dei potenziali buoni colleghi, con i quali sarà un piacere scambiare qualche parola durante la pausa caffè. Insomma, quando alla fine del colloquio vi viene chiesto se avete domande da porre, non lasciatevi sfuggire l’occasione.


Già, ma quali domande? Non esiste un decalogo. La regola è sempre la stessa: il buon senso. Qui di seguito portiamo qualche esempio, ovviamente in termini molto generali.

  • Quali sono i valori nei quali questa azienda si riconosce e come pensate che la mia collaborazione possa contribuire a svilupparli?
  • Qual è il grado di esperienza dei colleghi con i quali mi troverei a lavorare?
  • Sono entrati in azienda tutti con una certa esperienza oppure l’hanno sviluppata qui?
  • C’è molto turnover nella vostra azienda? Quando qualcuno lascia, per quale motivo lo fa?
  • Alla luce della nostra conversazione, quale potenziale vedete in me?
  • Quali sono gli aspetti sui quali dovrei lavorare per poter essere il candidato ideale alla posizione ricercata?