Cresce l’utilizzo dei social network, ma soprattutto per cercare amici
Aziende timide di fronte al web 2.0
Le nuove piattaforme rivoluzionano la comunicazione, ma il mondo dell’impresa viaggia lentamente. Eppure il bacino di potenziali clienti è enorme: lo conferma l’ultimo rapporto Censis-Ucsi
I social network hanno rivoluzionato il mondo di internet, ma le aziende sono ancora poco propense a utilizzarli per la loro comunicazione. È quanto emerge dagli ultimi sondaggi – ufficiali e non – volti a individuare quanto il web 2.0 sia utilizzato dall’impresa per incrementare il business e cercare nuovi clienti.
L’ultimo è quello del settimanale on-line Guidaviaggi.it, secondo il quale il 76% delle aziende intervistate dichiara di non utilizzare i social network. Dati ufficiosi, che comunque collimano con quelli espressi dall’ultimo rapporto Censis-Ucsi sulla comunicazione “I media tra crisi e metamorfosi”, presentato a fine novembre. I social network più conosciuti e utilizzati in Italia sono Facebook, seguito da YouTube, Messenger, Skype e MySpace, ma – secondo il Censis – il 70,5% degli internauti li frequenta solo per motivi
ludico-ricreativi, per socializzare, mantenere rapporti con gli amici.
Un ambito, dunque, ancora ampliamente inesplorato dalle aziende, che pure troverebbero terreno fertile per una comunicazione innovativa e ancora più efficace. Se infatti cresce la diffusione di tutti i mezzi di comunicazione, è soprattutto internet a fare la voce grossa, sospinta oggi proprio dalla nuova tecnologia del web 2.0: negli ultimi otto anni gli internauti sono aumentati del 26,8% e, per quanto il Censis prospetti una prossima saturazione dell’utenza di internet, il bacino al quale possono attingere le aziende con efficaci azioni di marketing e comunicazione d’impresa ha una capienza straordinaria: l’utilizzo della Rete, in Italia, è passato dal 45,3% del 2007 al 47% della popolazione nel 2009 e vi si collegano l’80,7% dei giovani e il 67,2% delle persone più istruite. Dati ai quali fanno da contraltare le cifre relative alla carta stampata. Sempre secondo il Censis, infatti, negli ultimi due anni la lettura dei quotidiani è passata dal 67% al 54,8%. “Questo – precisa il rapporto del Censis – è il dato dell’utenza complessiva, cioè chi legge un quotidiano almeno una volta la settimana. L’utenza abituale, cioè chi lo legge almeno tre volte la settimana, passa dal 51,1% del 2007 al 34,5% del 2009. Se prima della crisi la metà degli italiani aveva un contatto stabile con i quotidiani, adesso questa porzione si è ridotta a un terzo. Se si pensa che in questa quota sono compresi anche i quotidiani sportivi, si può capire quanto la crisi abbia reso ancora più marginale il ruolo della carta stampata nel processo di formazione dell’opinione pubblica nel nostro Paese”. Parallelamente ai lettori, diminuiscono anche gli investimenti pubblicitari sulla carta stampata. In questo caso i dati arrivano dall’Osservatorio Stampa Fcp, secondo il quale il trend del fatturato pubblicitario a mezzo stampa è rimasto costante anche nell’ultimo anno: -23% (-18,8% per il quotidiani, -30% per i periodici).





