Ci siamo! Il gran momento è arrivato. Avete scelto l’abbigliamento più adatto (ne abbiamo parlato la scorsa settimana, ricordate?), quindi potete uscire di casa e presentarvi al colloquio. Inutile sottolineare che è di fondamentale importanza arrivare puntuali. Questo non è difficile, o comunque è un fattore di rischio controllabile: i ritardatari cronici, almeno per quel giorno, partano con ampio anticipo! Il difficile arriva dopo, incomincia nel momento in cui incontrate il vostro selezionatore. Ricordate ciò che dicevamo una settimana fa? La prima impressione è quella che conta.

Le opzioni sono sostanzialmente due: potete essere introdotti nell’ufficio del selezionatore, che troverete seduto dietro alla sua scrivania; oppure sarà lui stesso ad uscire dall’ufficio per accogliervi. Un gesto, quest’ultimo, dettato non solo dalla buona educazione, ma anche e soprattutto dalla volontà di scrutarvi meglio, di osservare se siete impacciati o disinvolti, di sorprendervi anticipando i vostri movimenti.

Tendete la mano con discrezione e sicurezza: evitate di stritolare quella dell’interlocutore (o peggio ancora di scrollarla come se foste due vecchi amici!) ma anche, all’estremo opposto, di porgere una mano tremante e sudata.

Superati i saluti e i convenevoli iniziali, sarete fatti accomodare. Anche in questo caso, il selezionatore sceglierà tra due opzioni: sedersi dietro la sua scrivania oppure accomodarsi su una sedia accanto a voi. Questo secondo atteggiamento, nonostante le apparenze, non è volto a mettervi a vostro agio con un comportamento informale, ma al contrario ad osservare più da vicino le vostre reazioni: le mani, le gambe, i piedi non sono nascosti dalla scrivania, in questo caso, e il selezionatore può scrutarvi bene e cogliere ogni vostra incertezza. Secondo gli psicologi del comportamento, infatti, il modo di sedere è una fedele cartina di tornasole per comprendere l’atteggiamento e le emozioni di chi ci sta di fronte. E allora come dovrete sedervi, per non tradire emozioni negative e fare una buona impressione al selezionatore? Una risposta precisa non c’è. Potremmo dire che dovete scegliere una posa che vi metta a vostro agio, mantenendo però un atteggiamento formale: per esempio con il busto eretto (ma non siate impettiti!), le ginocchia vicine o serrate e le piante dei piedi ben aderenti al pavimento. Ma questa è solo un’ipotesi, dovete essere voi a scegliere la posizione migliore. Qui di seguito trovate le posizioni più diffuse e il significato che si attribuisce comunemente a ciascuna di esse. Che poi corrispondano effettivamente allo stato d’animo che identificano, non è del tutto scontato, perché molto dipende dal contesto, ma possono aiutarci ad analizzare il nostro comportamento. Che ne dite? Qual è la vostra posizione abituale?

Sul bordo della sedia

È segno di impazienza, fretta, insicurezza. Non a caso viene detta la “posizione della fuga”.

Sul bordo della sedia, con il busto inclinato in avanti

Indica che ostentate interesse e attenzione, siete ossequiosi. Ma non è mai segno di affidabilità.

Con le gambe accavallate

Indica, nella maggior parte dei casi, un istinto di protezione e un desiderio di non far capire che vi sentite vulnerabili. Un bisogno tanto più grande quanto più le gambe sono serrate.


Con le gambe accavallate e il busto appoggiato allo schienale

Suggerisce un atteggiamento apparentemente rilassato ma controllato, volutamente convenzionale ed elegante.


Comodamente adagiati in poltrona

Di solito, in una situazione formale e di fronte ad una persona che non conoscete, indica che ostentate sicurezza ma non l’avete.


Con il busto eretto, senza appoggiarsi sui gomiti

Manifesta sicurezza, dinamismo, forse anche un po’ di arroganza, comunque suggerisce affidabilità.


Con i piedi avvinghiati alle gambe della sedia

Tradisce un bisogno di sentirvi rassicurati e di estraniarvi dalla realtà.