Presentato alla Bit l’annuale monitoraggio dell’Isnart sul turismo in Italia

Perdite contenute nel 2009 grazie ad efficaci politiche di marketing e contenimento dei prezzi. Ma si può fare di più, puntando alla destagionalizzazione dell’offerta

 

Oltre 5,6 milioni di italiani hanno già deciso di fare una vacanza entro aprile. A questi si aggiungono i 9,3 milioni che probabilmente faranno un viaggio, portando così le intenzioni di vacanza per il primo quadrimestre del 2010 a quasi 15 milioni, in forte aumento rispetto allo stesso periodo del 2009. Questa la previsione dell’Isnart, Istituto nazionale ricerche turistiche, che la scorsa settimana ha presentato alla Bit di Milano l’annuale monitoraggio sulla situazione del turismo in Italia.

turismo-italiaAnalizzando il 2009, l’Isnart ha confermato la sostanziale tenuta del settore turistico, che ha smentito di gran lunga le tinte fosche delineatesi un anno fa sulla scia delle difficoltà manifestate nel 2008. Il dato più significativo emerso dall’analisi è la forte capacità di reazione dimostrata dalle imprese turistiche italiane, che hanno attuato efficaci politiche di marketing e diminuito i prezzi. Oltre al merito degli operatori, altri due fattori sono stati determinanti nel proteggere il settore turistico dalla crisi che ha colpito gli altri settori dell’economia nazionale: “Intanto – si legge nel comunicato dell’Istituto – una buona fascia della popolazione piuttosto di rinunciare alle vacanze ha fatto scelte più economiche, approfittando delle seconde case di proprietà; in secondo luogo la crisi ha inciso meno sui consumi dei cosiddetti pluri-vacanzieri (in correlazione anche alle classi di reddito), portando in pareggio il numero delle vacanze”.

Di particolare interesse il risvolto sociologico della ricerca, che ha evidenziato un ritorno alla “vacanza d’antan”, con spostamenti brevi verso destinazioni relativamente vicine e scelte di alloggio a costi contenuti. Nel 2009, infatti, la spesa media individuale giornaliera dei turisti nelle seconde case (escludendo quella per l’alloggio) è stata pari a 57 euro contro i 69 spesi da coloro che hanno utilizzato i canali della ricettività tradizionale.

In termini numerici assoluti, il calo di occupazione dei posti letto rispetto all’anno precedente, nonostante la crisi, è stato contenuto, anche se con un andamento tutt’altro che lineare nell’arco dei dodici mesi: in pareggio il primo trimestre, in leggera ma sensibile perdita il secondo (soprattutto a giugno, complici anche le avverse condizioni meteo), pessimo inizio per il terzo trimestre ma buona ripresa nel mese di agosto, altalenante il quarto. Bilancio dunque confortante: “Nel 2009 – recita ancora il comunicato Isnart – gli italiani hanno svolto, complessivamente, 94,2 milioni di vacanze, di cui 71,7 milioni nelle destinazioni di casa nostra e 22,5 milioni in quelle estere. Rispetto al 2008, dunque, gli italiani hanno effettuato circa lo stesso numero di vacanze (+0,8%). Il soggiorno principale si è svolto soprattutto al mare (52,3%), seguito dalle città d’arte (24,5%). In testa tra le mete più gettonate la Toscana, l’Emilia Romagna e il Trentino Alto Adige, mentre all’estero i Paesi preferiti sono stati come da tradizione Francia, Spagna e Grecia”. Rispetto a questi tre, che rappresentano i suoi principali competitor, l’Italia è il primo Paese per disponibilità alberghiera (oltre due milioni e 200 mila posti letto) e il secondo se si considera anche l’extralberghiero.

L’analisi Isnart mostra anche la strada da percorrere per migliorare ulteriormente: il turismo nel Belpaese, infatti, è caratterizzato da una forte stagionalità, con picchi altissimi nei mesi centrali dell’estate e periodi di “magra” in altri mesi dell’anno. Di qui l’esigenza di una destagionalizzazione, da raggiungersi attraverso una maggiore diversificazione dei prodotti, la pianificazione di proposte differenziate e la promozione di un’ospitalità di qualità da parte delle strutture ricettive.