Più 5% di presenze negli alberghi del Piemonte

Turismo in vetta a Torino

Una campagna di marketing e comunicazione mirata prolunga l’effetto Olimpiadi: aumentano i visitatori nel capoluogo e gli sciatori sulle piste

Inverno a gonfie vele in Piemonte. Non solo dal punto di vista meteorologico, con temperature degne della stagione più rigida, ma anche e soprattutto per il turismo. Gli ultimi giorni del 2009 e i primi del 2010 hanno fatto registrare negli alberghi subalpini un tasso di occupazione medio del 66%, il 5% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Un dato che pone il Piemonte davanti a Valle d’Aosta e Trentino Alto Adige nella classifica delle mete invernali preferite dagli amanti della montagna. A fare la parte del leone, le nevi del Torinese, le cui vallate hanno superato di gran lunga la media dell’afflusso turistico regionale, con tassi di occupazione lusinghieri, che non si vedevano da tempo: guida la Valle di Susa con il 90%, seguono le stazioni minori – Val Chisone e Germanasca, Val Sangone, Valli di Lanzo, Orco e Soana – con il 70%. Merito, senza dubbio, della bellezza delle montagne subalpine, che tuttavia sono così da sempre. Ciò che è cambiato, invece, è la politica degli operatori turistici e, soprattutto, delle istituzioni, impegnate da mesi in una importate campagna di comunicazione e in iniziative di marketing vantaggiose e “creative”, dalle tariffe all-inclusive alla “Torino+Piemonte Card”.
Quanto al target, bisogna fare una distinzione netta fra i turisti che hanno scelto il Piemonte invernale per le sue bellezze naturalistiche e culturali e gli sportivi che invece hanno puntato esclusivamente sulle piste di sci. Nel primo caso si tratta prevalentemente (per il 90%) di una clientela italiana, proveniente in particolare da Liguria, Lombardia, Veneto, Toscana, Lazio ed Emilia Romagna; soprattutto famiglie con bambini e coppie di età compresa fra i 30 e i 40 anni, per una permanenza media in albergo di due o tre notti. Nel caso degli sciatori “puri”, invece, la fanno da padroni gli stranieri: sulle piste più rinomate, quelle della Valle di Susa, si parla soprattutto inglese, ma cresce anche la presenza russa; i francesi, invece, preferiscono le stazioni sciistiche minori, meno glamour ma non per questo meno attrezzate ad ospitare un turismo sempre più esigente.
Ma la situazione piemontese non rappresenta un caso isolato in Italia. Al contrario, se scorriamo i dati di Federalberghi relativi al periodo a cavallo tra dicembre e gennaio, troviamo segnali positivi per il turismo lungo tutta la penisola. Durante le festività, infatti, gli italiani che si sono spostati dalla propria città sono stati sei milioni, contro i cinque dell’anno precedente. Di questi, l’85% è rimasto in Italia, mentre il 15% ha scelto l’estero.

 

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