Turismo meno caro in Germania

Berlino annuncia il taglio dell’Iva sui servizi alberghieri. La Fiavet: “Così sarà ancora più difficile portare turisti in Italia”. Federalberghi: “L’aliquota dev’essere abbassata anche da noi”

 

Meno dodici. Non è la temperatura registrata nelle ultime ore, anche se le notizie che arrivano da Berlino mettono i brividi agli operatori turistici italiani. Dodici sono, infatti, i punti percentuali che il governo tedesco decurterà in un solo colpo all’Iva sui servizi alberghieri, che da gennaio passerà dal 19% al 7%. Una decisione che rientra nell’ambito degli investimenti pubblici per il rilancio dell’economia e che darà presumibilmente nuova linfa al settore.

Il provvedimento suscita non poche preoccupazioni fra gli operatori italiani, che rischiano di perdere competitività. “Sarà ancora più difficile fare arrivare turisti stranieri in Italia – lamenta Cinzia Renzi, presidente della Fiavet, Federazione italiana imprese viaggi e turismo – Mi riferisco ad esempio al mercato cinese. In questo modo, inoltre, il governo tedesco incentiva il mercato turistico interno a discapito di quello outgoing: sappiamo bene quanto, nonostante alcune battute di arresto degli ultimi anni, siano importanti per l’economia turistica italiana i flussi tedeschi”. Non sarà certo l’Iva germanica a mettere in crisi il turismo italiano, che tra l’altro ha perso progressivamente utenti tedeschi a partire dal 2000: e in questi anni l’Iva sui servizi turistici a Berlino era fissata al 19%, contro il 10% di quella nostrana. Sta di fatto che la decisione del governo Merkel rischia di creare un serio contraccolpo ad uno dei settori trainanti dell’economia del Belpaese.

“Gli Agenti di Viaggi e i Tour Operator italiani – continua Cinzia Renzi di Fiavet – sono poi doppiamente penalizzati perché, oltre a dover lavorare con servizi turistici mediamente più cari rispetto ai competitor europei, applicano l’aliquota Iva ordinaria poiché i pacchetti e i servizi turistici erogati da loro non sono inseriti tra i beni e servizi a cui gli Stati Membri possono applicare un’aliquota Iva ridotta. Gli operatori italiani, infatti, si trovano a scontare un’aliquota del 20% sul margine realizzato per la vendita del pacchetto turistico mentre ad esempio i colleghi spagnoli applicano l’aliquota del 16% e quelli inglesi del 15%”. Rincara la dose Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi-Confturismo, sigla che “da tempo – si legge nel comunicato stampa dell’associazione – va invocando il varo di una simile misura” anche in Italia, portando “l’Iva degli alberghi, attualmente al 10%, ai livelli della Spagna (7% come la Germania) o della Francia (5,5%)”.

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